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Il percorso della sesta e ultima tappa 2017

Ultima fatica. Per centauri e moto. Appena 125 chilometri, una passeggiata costellata di soste golose, con lo spleen che comincià a farsi largo perchè l’avventura sta per finire. Il “pieno” di cose belle è comunque ormai fatto.
Frazione tutta pugliese, attraverso centri caratteristici che i veterani della rievocazione storica ormai conoscono a memoria. Ogni volta, però, è un’emoziona nuova.
CASTELLANA GROTTE. Famosa per le grotte, scoperte nel 1938 dal prof. Franco Anelli coadiuvato da Vito Matarrese, Castellana incanta il visitatore. Il complesso sorge a meno di 500 metri dall’abitato nelle Murge sud orientali a 330 m s.l.m., altopiano calcareo formatosi nel Cretaceo superiore circa novanta – cento milioni di anni fa. La visita turistica si snoda lungo uno scenario affascinante per 1,5 km. L’itinerario più lungo, richiede due ore e si sviluppa per 3 km, tra caverne e voragini dai nomi mitologici o fantastici. L’ingresso naturale è costituito da un’enorme voragine a cielo aperto, profonda una sessantina di metri, denominata la Grave. Dalla Grave alla Grotta Nera o della Lupa Capitolina, dopo aver superato il Cavernone dei Monumenti, superato la Calza e successivamente la Caverna della Civetta, attraversato il Corridoio del Serpente, la Caverna del Precipizio ed il Piccolo Paradiso, si scorre per il lungo Corridoio del Deserto detto anche il Grand Canyon sotterraneo (di una colorazione rossiccia dovuta alla presenza in tale tratto di minerali ferrosi) si raggiunge la Caverna della Torre di Pisa, il limpido Laghetto di acqua di stillicidio, il Corridoio Rosso, la Caverna della Cupola ed infine passando dal luccicante Laghetto di Cristalli, si giunge nella straordinaria Grotta Bianca, definita la più bella grotta del mondo, luminosa e splendente. Tutto costituito da splendide concrezioni stalattitiche e stalagmitiche e da gallerie intercalate dall’aprirsi improvviso di stupende caverne.
ALBEROBELLO si presenta con le caratteristiche abitazioni chiamate trulli, patrimonio dell’umanità dell’Unesco. La storia di questi edifici molto particolari è legata a un editto del Regno di Napoli che nel XV secolo sottoponeva ad un tributo ogni nuovo insediamento urbano. I conti di Conversano, proprietari del territorio su cui sorge oggi Alberobello, imposero allora ai contadini inviati in queste terre di edificare a secco, senza utilizzare malta, le loro abitazioni, in modo che esse potessero configurarsi come costruzioni precarie, di facile demolizione. Anche perché la malta era costosa.
Dovendo quindi utilizzare soltanto pietre, i contadini trovarono nella forma rotonda con tetto a cupola autoportante, composto di cerchi di pietre sovrapposti, la configurazione più semplice e solida. I tetti a cupola dei trulli sono abbelliti con pinnacoli decorativi, la cui forma è ispirata a elementi simbolici, mistici e religiosi.
Essi erano realizzati dalla maestranza assunta per la costruzione del trullo e ne identificavano l’artigiano. In base alla qualità della fattura del pinnacolo si poteva dunque identificare non solo la destrezza artigianale del costruttore, ma anche il valore della costruzione. Una maggiore spesa nella costruzione del trullo permetteva di individuare pertanto, le famiglie più abbienti da quelle meno facoltose.
Su ogni trullo a lato o a destra o a sinistra c’è la presenza di un camino. All’ingresso della porta di alcuni trulli ha la presenza di immagini votive realizzate per devozione o per ricevuta grazia, la maggior parte raffigurano Santi Medici , la Madonna del Carmine o Gesù Crocifisso.
Per quanto riguarda i simboli dipinti sopra i tetti (chiamato anche falsa cupola) dei trulli spesso assumono un significato religioso come la croce o il cuore trafitto; talvolta possono rappresentare segni dello zodiaco. 
MARTINA FRANCA. Controllo orario in piazza XX Settembre a partire dalle 11.25. Nota per l’architettura barocca e il festival musicale della Valle d’Itria di cui è il capoluogo, Martina Franca sorge sulle propaggini meridionali della Murgia, al confine delle province di Brindisi e Bari, ad un’altitudine di 431 metri. La città è intitolata a Martino di Tours, venerato come santo dalla Chiesa cattolica e festeggiato l’11 novembre nonché, insieme alla co-patrona cittadina Comasia, la prima domenica di luglio. Secondo la tradizione Martino sarebbe giunto più volte in soccorso dei locali.
Sono nati a Martina Franca l’attore e conduttore televisivo Beppe Convertini, lo scrittore e sceneggiatore Donato Carrisi, la ballerina e conduttrice televisiva Rossella Brescia e il pilota di formula uno, entrato quest’anno nell’orbita della Ferrari, Antonio Giovinazzi.

VILLA CASTELLI. Come sempre, la carovana della Mi Ta sarà accolta dal canto e dal ballo della pizzica nella pèiazzetta antistante il municipio. Un momento di festa quando il traguardo è ormai dietro l’angolo. La pizzica è un’antica tradizione locale, di cui viene riconosciuto il valore culturale. Era diffusa in passato anche nella sua variante a scherma che, danzata con un’arma, simulava il duello.
Il castello ospita il palazzo comunale. Domina dall’alto dell’ultimo colle delle Murge la pianura salentina. Si tratta di una residenza castellana in tufo più volte rimaneggiata. La torre è stata ristrutturata, ampliata ed adibita a fortificazione. Sono ancora visibili caratteristiche di età tardo-medievale e rinascimentale. Conservò sino alla fine del XVIII secolo le merlature ed i cannoni, successivamente rimossi. Nel 1822 parte delle scuderie fu utilizzata per la realizzazione di una cappella, dedicata al Santissimo Crocifisso. Nel corso del Novecento l’edificio è stato adibito a caserma ed a scuola. Parzialmente ristrutturato è oggi sede del municipio, della galleria d’arte comunale e del museo archeologico municipale. Il comune è attraversato da una gravina parte del Parco naturale Terra delle Gravine, oggetto di continui lavori di rivalutazione e recupero a partire dal 1990 al 2010 e area protetta dal 2005. Oggi costituisce il giardino botanico comunale. Al centro della gravina, sul versante occidentale, si trova un frantoio ipogeo, risalente al XVIII secolo e realizzato nelle grotte della gravina.
Da Villa Castelli, consegnate le tabelle di marcia, i centauri raggiungono in gruppo Taranto, passando per S. GIORGIO JONICO, paese che ha dato i natali allo scultore Lino Agnini, trasferitosi orm,ai da diversi anni a Nove, nel Veneto.
TARANTO.  Ecco il traguardo, dopo una cavalcata lunga sei giorni. I chilometri percorsi ammontano a 1709. Striscione finale davanti al mastodontico Palazzo del Governo, in viale Virgilio. Conosciuta come la “Città dei due mari” per la sua posizione geografica a cavallo di Mar Grande e Mar Piccolo, e la “Terra dei delfini” per lo storico insediamento di un gruppo di cetacei oltre gli isolotti di San Pietro e San Paolo, Taranto è anche città spartana essendo stata fondata dagli Spartani (Parteni) e risultando l’unica colonia di Sparta al di fuori del territorio della Grecia. Il Mar Grande bagna la costa esterna, racchiusa nella baia delimitata da Punta Rondinella e da Capo San Vito. L’arco ideale creato dalla baia naturale si chiude con le Isole Cheradi. Questo mare si congiunge col Mar Piccolo in soli due punti, rappresentati dal canale naturale di Porta Napoli e dal canale artificiale navigabile che separa lo storico insediamento urbano dalla parte più estesa della città.
Il Mar Piccolo, considerabile dunque un mare interno, è costituito da due seni idealmente divisi dal Ponte Punta Penna Pizzone, che congiunge la Punta Penna con la Punta Pizzone.
In città ha sede l’Arsenale marittimo della Marina Militare, l’Ilva, uno tra i maggiori complessi industriale d’Europa per la lavorazione dell’acciaio e ora in una grave situazione occupazionale e ambientale, e il Museo archeologico nazionale di Taranto (MArTA), tra i musei più importanti d’Italia.
Sono tarantini gli attori Teo Teocoli, Giobbe Covatta, Michele Riondino, le cantanti Mietta e Mariella Nava, la tennista Roberta Vinci e il presentatore Alessandro Greco.

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