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Milano-Taranto 2016 – il reportage della sesta tappa

sesta Tappa: Bari-Taranto 125 Km.

C’è un velo di tristezza, nel cuore dei tarantini, che i sorrisi di circostanza non riescono a nascondere: sulla trentesima edizione della Milano-Taranto è sceso il sipario. Alle 15.30 le prime moto, quelle della classe più piccola, hanno tagliato il traguardo posto davanti al palazzo del Governo sul Lungomare Virgilio. Nemmeno il “bacio” troppo affettuoso del sole (oggi si è viaggiato con l’accompagnamento di temperature elevate) è riuscito a lenire lo “spleen” che immancabilmente tocca tutti quando le cose belle finiscono.
Finisce la corsa, ma i ricordi accumulati in questa settimana a zonzo per l’Italia, resteranno incancellabili.
Nella lunga cavalcata dal Nord al Sud abbiamo toccato paesini che neppure sospettavamo esistessero, ignorati persino dalle carte geografiche; incontrato persone straordinarie per il coraggio con il quale affrontano le prove della vita (altro che i cinque metri cronometrati per fare classifica! E qualcuno s’è pure arrabbiato perchè “il cronometro ufficiale non è sincronizzato con il mio”); gustato sapori e profumi della nostra generosa terra, ascoltato dialetti a volte dolci e cantilenanti, altre duri e aspri; valicato montagne e colline, avvistato il mare, costeggiato laghetti smeraldini; ubriacati da mille e mille curve; sognato davanti a paesaggi da fiaba, impauriti dalle enormi, indolenti, pale eoliche che tra Lucania e Puglia svettano sulle propaggini delle Murge.
Sette giorni immersi in un sogno, finito quando Sergio Campana ha sventolato la bandiera a scacchi sull’ultimo filo di gas.
Il rito delle foto accanto alle compagne di viaggio, a volte amiche, altre, purtroppo, traditrici ha prolungato le emozioni. Quando la Bmw di Marcello Tortoioli ha chiuso gli arrivi, però, il magico gioco s’è di colpo fermato.
“Ragazzi è finita, Si torna a casa”.
Il più commosso di tutti, anche se per non darlo a vedere s’è immediatamente eclissato, era Franco Sabatini, in sella all’inconfondibile Suzuki composto e preciso.
Il patron ha anticipato il gruppo assieme alle staffette negli ultimi trenta chilometri, percorsi a ranghi serrati, evitando accuratamente di mettersi in vetrina. Uomo raro: ha creato con non pochi sacrifici ingoiando spesso bocconi amari, il giocattolo sognato tutta una vita e una volta avutolo, invece di goderselo in maniera esclusiva, ha voluto condividerlo con gli altri. Un gentiluomo d’altri tempi!
Molti gli appassionati che hanno fatto ala al passaggio delle moto nell’ultimo chilometro, affrontato a manetta o a braccia alzate, in una sorta di rito liberatorio per aver superato indenni l’ultima frazione.
Sulla linea di partenza Ciro Urselli, costretto al ritiro per via di una rovinosa caduta appena lasciata Caserta nel corso della quinta frazione, ha salutato con il sorriso gli ex compagni di avventura. Braccio ingessato, alcuni punti di sutura sotto il mento e lividi neri in tutto il corpo, non ha perso l’ironia che lo contraddistingue.
Il medico di gara, Diego Di Marcantonio, lo ha preso in giro apostrofandolo bonariamente: “Non vorrai partire”. “Non posso – gli ha risposto pronto il centauro appiedato – sono rimasto senza moto!”
Urselli è ricomparso poi a Villa Castelli quando il sindaco del paese lo ha premiato per la sua sportività alla presenza di un tarantino verace, Vito Ciracì, quest’anno rimasto al palo come tutti gli appassionatissimi portacolori del Veteran Club.
I soci dell’Automotoclub storico delle Grotte, invece, in sintonia con la Coldiretti di Castellana, hanno allestito l’accoglienza della carovana all’imbocco del celebre sistema di cavità sotterranee, predisponendo un buffet che proponeva zucchine e peperoni fritti, impanata di fave bianche, focaccia, polpette di pane, mozzarelle e frutta appena colta dalla pianta.
Deliziose tentazioni alle quali pochi hanno saputo resistere. Così come è stato apprezzato il ristoro di Martina Franca, in piazza XX settembre, allietato anche da una coppia di sposi – e non è la prima volta che capita – che ha posato per le foto di rito fra le moto, suscitando curiosità, tenerezza, cori di auguri e applausi. Tra gustose orecchiette al pomodoro e manciate di riso lanciate alla nuova coppia il tempo della sosta è svanito in un attimo.
Tutti in sella. Alberobello, con i suoi caratteristici trulli, ha suggerito di darci dentro con le macchine fotografiche.
Superiore alle attese anche il ricevimento di Villa Castelli, annunciato dalla “pizzica”, tipico ballo popolare sempre più coinvolgente, una sorta di “Bolero”, capace di trascinare nella danza anche il più refrattario della compagnia. Fisarmonica e tamburello, olè! La MiTa è pure questo.
Lacrime di commozione miste a sudore hanno rigato il volto di molti centauri e ha fatto tenerezza vedere uomini all’apparenza rudi e scontrosi lasciarsi vincere dall’emozione.
Sul lungomare Virgilio, orgogliosi di applaudire il passaggio delle moto, due amici di vecchia data. Tarantini autentici, non solo perchè in passato hanno affrontato la rievocazione, ma proprio perchè vivono nella Città dei due mari: Elisio e Giannico.
“Ritorneremo fra dodici mesi” hanno promesso. Li aspettiamo.
In serata le premiazioni dei vincitori delle varie categorie. Ma la classifica, alla Mi Ta, non conta. Ben altre le motivazioni che spingono gli appassionati a partecipare, prima fra tutte l’amicizia.
Superata quota trenta, viene spontaneo augurare alla Milano-Taranto “altre mille di queste emozioni!”

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