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Milano-Taranto 2016 – il reportage della quinta tappa

Quinta Tappa CASERTA-BARI

Dalla Campania alla Puglia, lambendo la Basilicata. Quasi 350 chilometri sotto il sole battente, immersi in un paesaggio dominato da distese di campi che si susseguono sino all’orizzonte. La trebbiatura è in pieno svolgimento e le stoppie colorano d’oro il paesaggio. Non c’è un metro di pianura. La strada continua a salire e scendere disegnando fantasiosi arabeschi. L’aria è calda e alzando la visiera del casco pare di essere investiti dal getto di un phon.
Cielo sempre terso, però, d’un azzurro da togliere il fiato anche nelle ore più assolate.
Partenza da Caserta. Più che con le lancette del cronometro bisogna lottare contro un traffico già caotico alle 8 del mattino. Le macchine sbucano da tutte le parti e se non hai cent’occhi rischi incontri ravvicinati a catena. Ne sa qualcosa l’amico Ciro Urselli, impossibilitato a schivare con la sua Motobi Zanzani una vettura uscita spavalda da una strada laterale. Come ci si allontana dal capoluogo, però, le strade si vuotano e già a S. Martino Valle Caudina, una trentina di chilometri più avanti, la circolazione è sotto controllo. Il nastro d’asfalto continua a salire sino ai 375 metri di Venticano, sede del primo controllo orario. In piazza Monumento ai Caduti l’accoglienza è generosa. Ci sono perfino i bambini dei centri estivi che applaudono i centauri. I soci del Moto Club e della Pro loco Venticanese si superano nell’ospitalità. Il ristoro è di quelli da segnare in maiuscolo nell’agenda. Sui lunghi tavoli apparecchiati con cura c’è di tutto. Sorprende una zuppa di fagioli, castagne e funghi porcini. Delicata ma profumatissima, titilla le papille gustative dei motociclisti che non sanno resistere e chiedono il bis. Squisite anche le mozzarelline affumicate di bufala mentre il tavolo dei dolci è degno di una grande pasticceria. A colpire il bersaglio al centro è però il prosciutto tagliato al coltello. Magro, rosa, tenero. Il volontario della Pro non si ferma un attimo per stare dietro alle richieste e come posa sul piatto di portata una fetta dell’insaccato almeno dieci mani se la contendono velocissime. Gli “assaggiatori” non hanno dubbi sul punteggio da assegnare a Venticano. Sulla linea di ripartenza, invece, un grande cartellone con le decals di Instagram coinvolge i concorrenti, in fila per una foto ricordo originale e divertente.
Purtroppo l’orologio è implacabile e sia pur a malincuore bisogna risalire in sella. Una decina di chilometri più avanti ecco il Passo di Mirabella; altri 25 e tocca a Sant’Angelo dei Lombardi. Non è la prima volta che la Milano-Taranto attraversa i centri devastati dal terremoto del 1980. Nonostante la ricostruzione, però, è sempre un colpo al cuore rivedere ciò che rimane delle baracche e degli alloggiamenti di fortuna innalzati subito dopo le terribili scosse.
Una curva via l’altra ed ecco, quando il campanile scocca la mezza, Rionero in Vulture. Ad attendere la carovana c’è l’amico Di Lorenzo, il potentino vincitore della classe regina tre edizioni fa. Impossibilito a partecipare per motivi di lavoro alla rievocazione, ha affiancato la Pro loco Rionero e il Lucania Motorcycle nell’organizzazione dell’accoglienza. Mentre le moto vengono esposte in piazza XX Settembre, sotto le volte dell’antica palazzo Fortunato ci si può rifocillare. È il momento di regolare i conti con i borbottii dello stomaco che sente l’ora del pranzo. Un piatto di pasta condito con pomodorini e olio dal sapore intenso è quello che ci vuole per spegnere i borborigmi. Gustare le mezze maniche all’ombra del chiostro è una goduria. Se poi, per completare l’opera, ci si lascia contagiare anche da un dito di Agliano del Vulture, generoso vino rosso sapido e profumato, la quadratura del cerchio è completa.
I patiti del cronometro seguono con attenzione lo svolgimento della prova di abilità: i soliti cinque metri da percorrere spaccando il secondo, determinanti per la classifica che ormai sta prendendo una fisionomia ben precisa in quanto domani, nel corso della sesta tappa, non ci saranno rilevamenti. Bisognerà però stare attenti ai tempi imposti nella tabella marcia.
Si entra nelle Murge, annunciate, in lontananza, da batterie di pigre pale eoliche. Poche girano mentre nel cielo volteggia elegante una coppia di grifoni a caccia di prede.
Tappeto rosso lungo una trentina di metri a Gravina di Puglia, per il controllo orario. La passerella è riservata esclusivamente alle moto. In corso Vittorio Emanuele il Club Rombo Arcaico ha allestito un paddock in miniatura, con gazebo, punto di ristoro e transenne per il pubblico; uno speaker scandisce i nomi dei piloti mentre transitano sul nastro rosso.
Un’ora più avanti, sfiorata Altamura, ecco il ritorno ad Acquaviva delle Fonti, il paese della profumatissima cipolla schiacciata ma dalle dimensioni generose. Tutto il buffet, dagli antipasti ai dolci, è a base di questo frutto della rigogliosa terra pugliese. Il Moto club I Mascheroni dirige le operazioni sotto lo sguardo stupito dei concittadini scesi in piazza Vittorio Emanuele II per non perdersi l’inconsueto spettacolo. Claudia e Lina raccolgono le tabelle di marcia; papà Franco controlla. Il trasferimento a Bari è libero.
Sorpresa finale nel capoluogo pugliese: davanti all’hotel che ospita la carovana, i soci del Vespa Club Bari, coordinati da Joe Gelonese, festeggiano i tarantini accogliendoli con bandiere e trombette da stadio.
Finalmente sotto la doccia dopo quasi dieci ore di marcia.
Domani l’ultima frazione, da Bari a Taranto: una passerella per scoprire le bellezze di questa regione, con soste programmate a Castellana Grotte, Martina Franca e Villa Castelli. Bandierina a scacchi sul lungomare Virgilio davanti al palazzo del Governo. Appena 125 chilometri. Saranno tuttavia i più emozionanti perchè precedono il calo del sipario sull’edizione del trentennale della rievocazione della corsa motociclistica più lunga, difficile e selettiva del secolo scorso.
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