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Da Milano a Taranto tutto d’un fiato

Come ai bei tempi, quando la Mi-Ta era la più importante, impegnativa e faticosa corsa motociclistica su strada.

A far la “tirata”, pazza e divertente, è stato un amico tarantino di lunga data,Gianni Mostosi, il centauro monegasco che negli ultimi anni ha partecipato alla nostra rievocazione con un sidecar alternando sulla barchetta i figli Livio e Arrigo.

In sella alla sua Bianchi 125 d’epoca, Mostosi è partito dall’Idroscalo di Milano alle 19 di martedì 3 aprile, accompagnato da un amico, Gaetano Traversi, alla guida di una Vespa, impietositosi all’idea di lasciarlo attraversare da solo tutto lo Stivale, senza pause per il riposo.

Sfidando freddo e buio, stanchezza e fame, Gianni Mostosi, testardo più di un mulo quando si mette in testa qualcosa, ha macinato chilometri dopo chilometri, attraversando nella sera la pianura padana, monotona e ripetitiva, solcata pericolosamenteda migliaia di auto e camion; approdando nel cuore della notte lungo la costa Adriatica, fermandosi a Gubbio per un rapido saluto, quando l’alba ormai stava per spuntare, a Claudia e Gabriele.

Un’impresa, quella del motociclista “crazy” (non a caso qualche anno fa ha distribuito agli habituèe della Mi-Ta gli adesivi con lo slogan “I am crazy” da appiccicare in bella evidenza su serbatoi e parafanghi) che fa il pari con quella messa a segno lo scorso ottobre da Romano Cornale – altro motociclista con qualche vite allentata in testa – che da solo e in sella ad una Laverda di 75cc messagli a disposizione da Piero Laverda in persona – ha fatto a ritroso il percorso della Milano Taranto del 1951, in sei tappe a una media… folle grazie ad un motore che in salita riusciva anche a spingere fino a 15 chilometri orari.

Ogni tre, quattro ore, Gianni Mostosi s’è concesso delle brevissime soste per far riposare la Bianchi e rifornirsi di cappuccino e brioches.

La sosta è stata più lunga a Ferentino, dove ad accoglierlo ha trovatoMassimo Datti, il presidente del locale motoclub, il quale, lo scorso luglio, lo aveva assistito nella riparazione del sidecar in panne.

A Ferentino Mostosi si è fermato oltre un’ora, durante la quale ha potuto gustare anche un piatto di spaghetti.

La fatica, dopo il Lazio, è diventata immane perchè le ore trascorse in sella erano già molte e la strada davanti ancora tanta. Allo scoccare delle 19 di mercoledì, Mostosi entrava a Bari dopo aver attraversato la Lucania.

Gli ultimi ottanta chilometri sono stati i più difficili.

Il traffico lungo la strada che dal capoluogo pugliese porta alla Città dei due mari era sostenutissimo e la Bianchi cominciava a dare qualche segno di stanchezza. Tuttavia, senza perdersi d’animo o cedere alla tentazione di fermarsi, il “pilota” ha tirato dritto.

Dopo 27 ore e 45 minuti di corsa, Gianni Mostosi ha tagliato idealmente il traguardo davanti al palazzo del Governo del lungomare Virgilio. Il tempo di scattare un paio di foto, accarezzare la Bianchi e via subito in albergo per una strameritata cena e il sacrosanto riposo.

Giovedì il rientro in aereo a Milano e poi in auto verso Montecarlo dove è giunto nella notte, atteso dalla moglie Gae e dai figli Arrigo, Livio e Delia. Felicissimo per l’impresa portata felicemente a termine e per le doti di affidabilità e robustezza palesate dalla sua Bianchi.

A luglio ritornerà sulle strade della Milano-Taranto, ma avrà sei giorni di tempo per completare il tragitto.

Testo di: Roberto Cristiano Baggio

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