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Lucchi alla Mi-Ta con la MV del padre

Sapeva che il padre aveva gareggiato nei primi anni Cinquanta ed era convinto che avesse partecipato anche alla Milano Taranto. Non aveva però conferme. Per placare il tarlo che continuava a rodergli dentro, qualche mese fa, salito in macchina, s’è fiondato a S. Martino in Colle, a casa dell’amico Franco Sabatini, per cercare di scoprirne di più. Franco, in fatto di motori, è un’enciclopedia. Il suo archivio, poi, è immenso. Scartabellando classifiche e giornali, riviste d’epoca e foto, Franco ha così riportato alla luce ciò che Attilio sospettava. Il padre Vittorio, nel 1951, aveva disputato la Milano Taranto in sella ad una MV di 125 cc. La moto era una “ufficiale clienti”, costruita e riservata solo ai Moto Club. Il libretto riportava come intestatario il M.C. Cesena, che all’epoca schierava manici del calibro di Dario Ambrosetti e Valdinoci, oltre, naturalmente, di Vittorio Lucchi.
In quell’occasione il pilota romagnolo fu costretto al ritiro.
Il pilota aveva esordito nel 1949, quando le feritedella guerra erano ancora aperte, con una Triumph 250cc, vincendo il 2 giugno il G.P. di Copparo. Qualche mese più tardi, in sella ad uno scooter della Iso, conquistò l’argento nel G.P. di Cesena mentre l’anno dopo, a Modena, fece sua l’ottava piazza precedendo addirittura Ubbiali. La Mi Ta del ’51 fu una delle ultime gare. Il matrimonio lo convinse a spegnere il motore. Rimase accesa però la passione, che trasmise al figlio Attilio, nato nel 1952. Quell’anno la MV del M.C. Cesena, lasciata libera da Vittorio Lucchi, fu affidata a Virgilio Campana. Il pilota si piazzò 17^ assoluto nella categoria dominata da Gino Franzosi ad oltre 90 di media.
Scoperto, grazie a Franco Sabatini, che il papà aveva corso la MV, qualche mese fa Attilio s’è messo alla ricerca di un modello che ne ricalcasse le caratteristiche. Dopo una minuziosa ricerca che lo ha portato anche in Austria, ha trovato a Torino una 125 quasi identica a quella del genitore, caratterizzata dalla forcella anteriore a parallelogramma.
“Purtroppo non ho foto della moto da corsa – spiega Attilio – però ho tutte le ragioni per credere che la moto che ho trovato sia la “sorella” dell’originale.”
Confidando sulla competenza acquisita in tanti anni di elaborazioni e restauri, Lucchi ha riportato allo splendore originario la 125 lombarda, lavorando di fino. Completato il recupero della parte ciclistica e data un’occhiata a quella meccanica (“il motore devo ancora smontarlo”) Attilio Lucchi l’ha messa alla frusta compiendo un lungo giro lungo i colli Euganei: un centinaio di chilometri “mangia e bevi” che hanno evidenziato la bontà della moto.
Per ricordare il genitore, Lucchi parteciperà alla prossima edizione della Milano-Taranto in sella alla MV ritrovata lasciando in garage le “amate” Parilla.
Per una buona buona causa, il “levriere” può attendere!

Roberto Cristiano Baggio

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