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Edizione 2016

MITA 2015 copertina brochure

  • Milano – Villanova di Castenaso
  • Villanova di Castenaso – Perugia
  • Perugia – Tivoli Terme
  • Tivoli Terme – Maddaloni
  • Caserta – Bari
  • Bari – Taranto

30° MILANO-TARANTO 3-9 luglio 2016

Il museo viaggiante che unisce l’Italia

C’è un filo speciale che unisce l’Italia dal Nord al Sud. È quello della Milano-Taranto, la rievocazione storica della lunga, difficile e impegnativa corsa su strada che sino al 1956 chiamò al nastro di partenza i campioni delle più famose case motociclistiche d’Europa.

Da 30 anni il Moto Club Veteran S. Martino di S. Martino in Colle (Perugia), presieduto da Franco Sabatini, organizza la manifestazione che in sei giorni, dall’Idroscalo di Milano sino alla Città dei due mari, porta i centauri in sella a moto d’epoca a spasso per l’Italia. Quasi duemila chilometri, in una sinfonia di motori che pare partitura scritta da un grande musicista.
Un viaggio alla scoperta del Bel Paese, sorprendente e singolare, perchè tocca centinaia di piccoli paesi in equilibrio su arditi spuntoni, spesso neppure segnati sulle carte geografiche, invade stradine di terza mano che portano a valichi sconosciuti lambendo laghetti smeraldini, assedia borghi formati da quattro case e una chiesetta però vivi e pulsanti.

Dall’appennino tosco-emiliano, coi passi della Raticosa e della Futa a scandire i primi, duri, chilometri di marcia, sino alle Murge, anche quest’anno è stato un susseguirsi di emozioni.
Scattata dall’Idroscalo di Milano alle scoccare delle 24 di domenica 3 luglio, la corsa si è conclusa sabato 9 luglio sul lungomare Virgilio a Taranto.

Ben 223 i piloti al via, metà dei quali stranieri, in rappresentanza di 12 nazioni (Usa, Cina, Belgio, Francia, Canada, Inghilterra, Svizzera, Germania, Austria, Olanda, Principato di Monaco e naturalmente Italia). Spettacolare il passaggio sulla pista di Magione, intitolata a Borzacchini, dove i motociclisti hanno potuto dare gas a piacimento ed emozionante la serie di giri inanellati tutti insieme, con in testa il direttore di gara Marcello Tortoioli a dettare il ritmo.
Il serpentone d’acciaio ha attraversato lo Stivale, accompagnato dal rombo inconfondibile dei pistoni spinti al massimo.Un’originale passerella di  moto di tutte le cilindrate, età e marche.
Un museo viaggiante, in grado di catturare l’attenzione degli appassionati e di suscitare ricordi e nostalgie.

Dal “tenero” Guzzino di appena 65 cc  del 1954 di Massimo Nocent alla Indian Chief 1200 del 1944 del tedesco Karl Julius Werner, sulle strade s’è visto di tutto, compresa una “Squadra Rudge” composta da quattro coraggiosi motociclisti che hanno viaggiato compatti solo la prima notte. Poi il gruppetto s’è dimezzato, causa rotture e un principio d’incendio che a momenti arrostiva la Special del 1937 di Giacomo Nocent. Tante le Guzzi Falcone e le Gilera Saturno, compresa la “Piuma” del 1954 di Fulvio Prandi. In mezzo Morini, Norton, Velocette Venom, Bmw,  Guzzi Gtv 500, Ducati Scrambler anni Sessanta, Motobi Spring Lasting GS, Guzzi Airone, Lodola e Astore, Aermacchi, tre Kreidler Florett e sette Laverda quattro tempi 100 cc. In gruppo anche una Ajms M20 del 1953, un’Ariel Red Hunter del 1946, due Mas (175 e 350 del 1935 dei fratelli Fulvio ed Ezio Cavazzini) una Devil Ocma 160 del monegasco Mostosi, una Bartali Marziano e, fra le Parilla, un’Olimpia 98 cc.  Al via anche un’intera famiglia composta da papà Davide Dal Pra (Mondial 175Tv del 1956), mamma Carla Pizzato (Mondial 2 T 160cc del 1952) e i figli Giacomo (Mondial Ruota guidata 125cc del 1952) ed Edoardo (Gilera Saturno 500 del 1948).

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Partita un minuto dopo la mezzanotte, la prima tappa della Milano-Taranto s’è conclusa attorno a mezzogiorno a Villanova di Castenaso, alle porte di Bologna. Una lunga cavalcata lungo la pianura padana, attraversando paesi diventati ormai familiari agli amici della Mi-Ta.
Frazione piatta come una tavola ma non per questo meno impegnativa di quelle che ci attenderanno nei prossimi giorni. I primi a partire, agli ordini del sindaco di Segrate Paolo Micheli, accompagnato dal direttore di Eicma Giacomo Casartelli, sono stati Fabrizio Zorzo (Laverda75 cc del 1952) e Giacomo Nocent (Guzzino 65cc del 1954). Partenza a spinta, come i piloti della vera Milano-Taranto.
Dopo Crema, Fiorenzuola d’Arda e Reggio Emilia, ottima come sempre l’accoglienza ad Argenta a mattino ormai avanzato, con colazione tipicamente emiliana per tutti, e suggestiva la visita, a due passi dal traguardo, al museo Poggi dedicato alla Yamaha.

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La seconda tappa inizia presto, con le prime partenze già alle 8. Dopo una manciata di chilometri pianeggianti, la strada ha cominciato ad inerpicarsi lungo la salita che porta ai passi della Raticosa e della Futa. Erte particolarmente care ai motociclisti tanto che, per rimanere in tema di foto, quasi tutti si sono fatti immortalare, o sono ricorsi all’immancabile selfie, sotto i cartelli che indicavano i due valichi.
Tra un passo e l’altro la prima sosta a Pietramala, spartiacque tra Emilia e Toscana, e poi il tuffo nella lunga discesa che porta a Dicomano e alle balze del Mugello.
Seconda fermata, a metà percorso, a Soci, per la disputa della prima prova di abilità, determinante ai fini della classifica.
Ad Anghiari, dopo essere transitati per Chiusi Della Verna, luoghi francescani suggestivi e ricchi di misticismo, la terza fermata. In piazza Garibaldi si sono svolte le operazioni di controllo. A tutti i motociclisti è stato consegnato un vessillo tricolore, molto apprezzato anche dagli stranieri.
E finalmente Perugia! L’abbraccio della città alla Milano-Taranto, atteso trent’anni, è stato caloroso ed emozionante. La carovana è stata accolta in piazza Grande (ora IV Novembre), salotto buono e cuore pulsante del centro, con amicizia e signorilità. Palazzo dei Priori da una parte, la fontana maggiore al centro, hanno fatto da singolare scenario alla rievocazione storica che è partita proprio da qui nell’ormai lontano 1987 quando Franco Sabatini decise di riproporre la celebre sfida velocistica sotto forma di prova di regolarità. Una scommessa sulla quale, all’inizio, credettero in pochi – amministratori locali compresi – ma che a tre lustri di distanza può dirsi pienamente vinta.

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Terza tappa. Pronti, via. Neanche il tempo di scaldare i motori e già la carovana è nel tempio della velocità umbra: sorge l’autodromo di Magione intitolato a Mario Umberto Baconin Borzacchini, campione del volante fra le due guerre. Per festeggiare il trentennale della rievocazione storica, Franco Sabatini spalleggiato dalle tre figlie Lina, Natalina e Claudia ha pensato bene di portare i tarantini in pista e di lasciarli liberi di sfogarsi con la manetta dell’acceleratore.
Lasciato il circuito di Magione, passando per Spina e Marsciano, s’è raggiunta l’incantevole Todi. Controllo orario in viale Abdon Menecali con il termometro oltre la lineetta dei trenta gradi.
Una fetta d’anguria accompagnata da melone e ananas per lenire calura e sete e la danza è proseguita tra le mille curve che legano Montenero a Dunarobba e Otricoli.
Il programma ufficiale prevedeva un altro Co in piazza  Garibaldi a Magliano Sabina ma il sindaco del paese ha decretato il lutto cittadino per la scomparsa di Simona Monti, la trentatreenne barbaramente assassinata all’Holey Artisan Bakery di Dacca assieme ad altri otto connazionali.
Gli ultimi chilometri che hanno portato a Tivoli sono stati superati con un peso nel cuore, reso più gravoso da un improvviso temporale, con tanto di grandinata, che ha sorpreso gli ultimi della fila.

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Quarta tappa. Lasciata Tivoli alle spalle, ecco subito Palestrina, immortalata da celebri fiction televisive, poi tocca a Valmontone e quindi Anagni, la città dei Papi, così chiamata per avere dato i natali a quattro pontefici. Neanche il tempo di voltare lo sguardo ed ecco, davanti, l’inconfondibile sagoma di Ferentino. Gli amici del Moto Club, guidati da Massimo Datti, sono all’opera già da alcune ore e l’arrivo delle prime moto scatena l’entusiasmo della gente. Il “comitato d’onore” è guidato nientemeno che dal sindaco Antonio Pompeo. Stringe le mani a tutti, sorride contagiato dall’allegria generale, si congratula con i centauri. Rapida discesa per riconquistare la pianura e via, accarezzati dal sole, verso il c.o. di Sant’Elia Fiumerapido. Prima di raggiungere il centro, però, si sale a Veroli e quindi si attraversa Isola del Liri, caratterizzata dall’inconfondibile cascata che la rende unica.

L’Amministrazione comunale, tramite l’assessore allo sport, consegna a Lina Sabatini una targa a ricordo del passaggio della rievocazione storica. Identico omaggio viene attribuito agli eredi del pilota Luigi Cerroni, cittadino santeliano, scomparso durante la Milano-Taranto del 1938. In sella ad una Frera 250 cc, nell’affrontare una curva perse il controllo del mezzo.
Finita la prova si riparte alla volta di Acquafondata e quando, improvviso, sullo sfondo si staglia il paese, non si può non notare la somiglianza con l’opera di Giorgio Serra Matitaccia riportata su tutte le pubblicazioni relative alla Mi-Ta.
Le frecce rosse indicano la via da seguire per raggiungere Gallo Matese. Incontro obbligatorio con la gente di questo paesino, quattro case, la chiesa e una fonte d’acqua purissima e gelida.
L’accoglienza è calorosa. Seduti sull’ampia gradinata del tempio sacro bambini, giovani e anziani si gustano lo spettacolo. Il sindaco Giovanni Palumbo non finisce più di stringere mani e salutare i centauri conosciuti lo scorso anno. Simpatia e calore a dosi massicce. Speciali i dolci preparati dalle donne in uno slancio di generosità che ha il sapore d’altri tempi. È questa l’Italia che ci piace di più e che la Milano-Taranto ci fa scoprire.
Da Gallo Matese a Caserta altri 80 chilometri. Gli ultimi, i più duri.

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Quinta tappa. Dalla Campania alla Puglia, lambendo la Basilicata. Quasi 350 chilometri sotto il sole battente, immersi in un paesaggio dominato da distese di campi che si susseguono sino all’orizzonte. La trebbiatura è in pieno svolgimento e le stoppie colorano d’oro il paesaggio. Non c’è un metro di pianura. La strada continua a salire e scendere disegnando fantasiosi arabeschi.
A Venticano, sede del primo controllo orario, l’accoglienza è generosa. Ci sono perfino i bambini dei centri estivi che applaudono i centauri. I soci del Moto Club e della Pro loco Venticanese si superano nell’ospitalità. Il ristoro è di quelli da segnare in maiuscolo nell’agenda. Sui lunghi tavoli apparecchiati con cura c’è di tutto. Sorprende una zuppa di fagioli, castagne e funghi porcini.
Una decina di chilometri più avanti ecco il Passo di Mirabella; altri 25 e tocca a Sant’Angelo dei Lombardi. Non è la prima volta che la Milano-Taranto attraversa i centri devastati dal terremoto del 1980. Una curva via l’altra ed ecco, quando il campanile scocca la mezza, Rionero in Vulture, mentre le moto vengono esposte  in piazza XX Settembre, sotto le volte dell’antica palazzo Fortunato ci si può rifocillare.
Si entra nelle Murge, annunciate, in lontananza, da batterie di pigre pale eoliche. Poche girano mentre nel cielo volteggia elegante una coppia di grifoni a caccia di prede.
Tappeto rosso lungo una trentina di metri a Gravina di Puglia, per il controllo orario. In corso Vittorio Emanuele il Club Rombo Arcaico ha allestito un paddock in miniatura, con gazebo, punto di ristoro e transenne per il pubblico; uno speaker scandisce i nomi dei piloti mentre transitano sul nastro rosso.
Un’ora più avanti, sfiorata Altamura, ecco il ritorno ad Acquaviva delle Fonti, il paese della profumatissima cipolla schiacciata ma dalle dimensioni generose. Tutto il buffet, dagli antipasti ai dolci, è a base di questo frutto della rigogliosa terra pugliese. Il Moto club I Mascheroni dirige le operazioni sotto lo sguardo stupito dei concittadini scesi in piazza Vittorio Emanuele II per non perdersi l’inconsueto spettacolo.
Sorpresa finale nel capoluogo pugliese: davanti all’hotel che ospita la carovana, i soci del Vespa Club Bari festeggiano i tarantini accogliendoli con bandiere e trombette da stadio.

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Ultima tappa. Da Bari arriviamo a Castellana Grotte dove i soci dell’Automotoclub storico delle Grotte, in sintonia con la Coldiretti, hanno allestito, predisponendo un buffet che proponeva zucchine e peperoni fritti, impanata di fave bianche, focaccia, polpette di pane, mozzarelle e frutta appena colta dalla pianta.
Deliziose tentazioni alle quali pochi hanno saputo resistere. Così come è stato apprezzato il ristoro di Martina Franca, in piazza XX settembre, allietato anche da una coppia di sposi – e non è la prima volta che capita – che ha posato per le foto di rito fra le moto, suscitando curiosità, tenerezza, cori di auguri e applausi. Tra gustose orecchiette al pomodoro e manciate di riso lanciate alla nuova coppia il tempo della sosta è svanito in un attimo.
Tutti in sella. Alberobello, con i suoi caratteristici trulli, ha suggerito di darci dentro con le macchine fotografiche.
Superiore alle attese anche il ricevimento di Villa Castelli, annunciato dalla “pizzica”, tipico ballo popolare sempre più coinvolgente, una sorta di “Bolero”, capace di trascinare nella danza anche il più refrattario della compagnia. Fisarmonica e tamburello, olè! La MiTa è pure questo.
Alle 15.30 le prime moto, quelle della classe più piccola, hanno tagliato il traguardo posto davanti al palazzo del Governo sul Lungomare Virgilio. Lacrime di commozione miste a sudore hanno rigato il volto di molti centauri e ha fatto tenerezza vedere uomini all’apparenza rudi e scontrosi lasciarsi vincere dall’emozione. In serata le premiazioni dei vincitori delle varie categorie. Ma la classifica, alla Mi Ta, non conta. Ben altre le motivazioni che spingono gli appassionati a partecipare, prima fra tutte l’amicizia.

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Sei giorni e duemila chilometri sono volati in un battere di ciglia. Le moto hanno patito le difficolta del percorso, cominciando prima a tossicchiare fastidiose, poi a bolsire sempre più rauche.

Bravissimi sono stati i meccanici, con le officine en plein air sotto le stelle, che hanno prestato alle compagne di viaggio amorevoli cure quotidiane. I malanni più frequenti? Impianti elettrici dispettosi, valvole puntate, candele bruciate, fasce elastiche rotte, grippaggi, carburazioni ballerine, salti di catena e marce riottose a ingranare.

Applauditissimo Gianfranco Bonera, già vicecampione del mondo nella 350 ai tempi di Giacomo Agostini, che da tre anni è presenza fissa in carovana. Elegante e preciso alla guida del suo Guzzi Falcone Sport del 1954, ha dato il “la” a tutta la compagnia, come un grande primo violinista. Mai oltre le righe, sempre disponibile e prodigo di consigli, ha corso per puro divertimento dando a tutti una grande lezione di sportività.

Molto brave anche le “centaure”: Carla Pizzato, Paola Balestra, Sabrina Apostoli, Floriana Elli, Isabelle Lodron, Katrin Mulders, Rosanna Cerruti, Katharina Borchardt, Petra Wilke, Franziska Frangillo-Engler hanno poco da imparare dagli scafati colleghi. Semmai sono i maschietti che dovrebbero imitarne eleganza, sorrisi e signorilità. Le amazzoni ad ogni sosta ne approfittavano per rifare il trucco, mettere il rossetto e “accarezzare” le moto. Belle anche con le mani unte d’olio e i capelli arruffati.

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Molto apprezzati, invece, i punti ristoro, approntati da Moto club, Pro loco, Coldiretti  e associazioni di volontariato: gli “assaggiatori” (categoria formata da centauri in sella a moto moderne) hanno  assegnato il primo posto ad Acquaviva delle Fonti per l’originale e squisito menù (dall’antipasto al dolce) tutto a base di cipolla, attribuendogli l’altissima media di 9,11  punti su dieci. Secondo posto a Gallo Matese e terzo a Castellana.

Finisce la corsa, ma i ricordi accumulati in questa settimana a zonzo per l’Italia, resteranno incancellabili.

Testo di: Roberto Cristiano Baggio
Franco Sabatini

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