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Edizione 2013

MITA_2013_copertina

  • Milano – Imola
  • Imola – Assisi
  • Assisi – Colli del Tronto
  • Colli del Tronto Isernia
  • Isernia – Potenza
  • Potenza – Taranto

27° MILANO-TARANTO
Sei giorni volati in un lampo, in un tripudio di colori, sapori ed emozioni. La rievocazione storica della Milano-Taranto, giunta al traguardo della 27^ edizione, riserva sempre sorprese e scoperte.

Ogni anno è una corsa nuova, proiettata verso mete ogni volta diverse e affascinanti. Non finisce mai di stupire ed allargare gli orizzonti. Così quando la bandierina a scacchi sventolata dall’amico Sergio Campana cala sull’ultima moto, il carico emotivo è così forte che verrebbe voglia di ripartire e rifare, magari anche a ritroso, l’intero percorso.

Sul lungomare di Taranto, nell’immensa rotonda davanti al Palazzo del Governo, gli abbracci e le pacche sulle spalle si sono succeduti per almeno un’ora. Sorrisi, battute e anche lacrime. Di gioia e commozione. Come quelle che non riesce a trattenere Franco quando parla della sua “creatura” alla quale vuole bene come alle tre incredibili e insostituibili figlie: Lina, Natalina e Claudia.

E proprio a Franco va, a motori spenti, il primo pensiero. Quest’anno lo abbiamo incontrato a S. Maria degli Angeli, in una sera magica rischiarata dalla luna. Lo vorremmo sempre con noi, pronto a sorprenderci con la sua telecamera, dietro una curva, pronto ad ammonirci se diamo troppo gas o a incoraggiarci se il motore è bolso e non ne vuole sapere di tirare in salita. Un angelo custode che ha per tutti una parola e un gesto d’affetto che una finta burberia non riesce a nascondere. Un uomo dal cuore grande così, buono e generoso come pochi. Fisicamente non è stato con noi ma abbiamo avvertito la sua presenza lungo tutto il viaggio. Lo abbiamo sentito vicino nelle mille curve che abbiamo affrontato, nei pochi rettilinei trovati, nelle forti pendenze che spesso ci hanno messo in crisi, nella tavolozza di incredibili colori nella quale ci siamo tuffati a Castelluccio, nei paesini dai nomi fiabeschi incontrati lungo il cammino, nelle tavolate ricche di tutto che ci hanno fatto dimenticare la fatica. Nel sole a martello e nella pioggia insistente che ci sono stati compagni. Nelle gocce di sudore e nelle lacrime.

Emozioni come quelle che si vivono alla Milano-Taranto sono talmente forti che rimarranno per sempre scolpite nella memoria.

IL PERCORSO

Se la prima tappa ha presentato come salite solo qualche cavalcavia, le altre cinque che l’hanno seguita si sono rivelate tostissime in fatto di pendenze.

Da Milano a Imola, tuttavia, sotto le stelle, l’andare è stato gioioso, interrotto da una serie di soste: Crema, Soresina, Fiorenzuola D’Arda, Reggio Emilia, Cento, che hanno permesso alla carovana di rifocillarsi e recuperare le forze.

A Villanova di Castenaso, poi, con il sole già alto e l’arrivo di giornata a poche decine di chilometri, la visita allo straordinario museo di Poggi ha fatto sgranare gli occhi a tutti. Mai vista una collezione così dedicata alla Yamaha, con le moto vincitrici degli ultimi titoli mondiali, condotte in gara da Valentino e Lorenzo.

La sera, in albergo, recuperate le forze e ritrovata la voglia di stare insieme, l’incontro il vecchio campione Zito e Giorgio Serra “Matitaccia” hanno fatto fare le ore piccole, tanti gli aneddoti, le storie e i retroscena che i due ospiti hanno raccontato.

Il giorno dopo, da Imola a S. Maria degli Angeli, è stato all’insegna del giallo. Il colore preferito da Valentino Rossi. Dopo il passaggio a Coriano, il paese dell’indimenticato Simoncelli, infatti, il primo controllo orario s’è svolto a Tavullia, nella piazza sulla quale domina la pizzeria del “doctor”.

Attraversata la gola del Furlo, singolare e incombente, tagliata da un corso d’acqua d’un verde smeraldo raro da trovare, il c.o. di Cantiano ha offerto un attimo di respiro. Poi, ripreso il cammino, il controllo a timbro di Casa Castalda ha anticipato l’altro c.o. di Ripa, alle porte di Perugia. La Pro loco s’è fatta in quattro per offrire di tutto mentre l’esposizione di una moto realizzata in legno con un motore perfettamente funzionante, ha catturato l’interesse per l’originalità della proposta.

Risaliti in sella, altra golosa sosta all’aeroporto dell’Umbria “S. Francesco”, completamente rinnovato nelle strutture, con un terminal moderno e funzionale. L’esposizione di una mostra fotografica dedicata alle corse in moto che un tempo erano organizzate sulla pista ha riaperto la valigia dei ricordi. Tutti i grandi campioni del passato hanno gareggiato su questo nastro di cemento: da Umberto Masetti a Tarquinio Provini, da Remo Venturi a Carlo Ubbiali.

E proprio Remo Venturi ci ha tenuto compagnia la sera a Santa Maria degli Angeli.

Terza tappa da S. Maria degli Angeli a Colli del Tronto, tutta su e giù. Disegnata sulla carta sembra di vedere la lama di una sega. Si attraversano i paesini devastati dal terremoto di metà anni Novanta. Le case prefabbricate di Colfiorito ricordano che c’è ancora tanto da ricostruire ma che la gente non è rimasta con le mani in mano. Gente operosa e abituata a soffrire in silenzio, quella umbra. Dignitosa e forte, coraggiosa e umile. Il controllo orario blocca il centro di Visso e apre la porta verso Castelluccio. Quando la strada improvvisamente spiana, lo spettacolo che appare agli occhi dei centauri è di una bellezza inusitata: papaveri rossi si fondono con il giallo delle ginestre, e poi fiori viola e blu, in un caleidoscopio che cambia in continuazione sfumature. Lenticchie e cicerchie quassù crescono rigogliose. La sosta per ammirare il quadro che solo una mano divina può aver creato, è d’obbligo.

Un’ora di strada ed ecco Amatrice. Si sconfina nel Lazio, ma la gola vuole la sua parte. In questo paese è nata l’amatriciana, pasta famosa in tutto il mondo. Spaghetti grossi, guanciale stagionato, pomodori S. Marzano, peperoncino e, importantissimo, il pecorino di Amatrice grattuggiato, rendono il piatto inconfondibile e delizioso. I volontari della Pro loco lavorano sodo per rifocillare tutta la carovana e concedono generosi bis. Qualcuno ne approfitta anche per il tris…

Da Amatrice la strada sale verso Campotosto e proprio dalle parti del lago artificiale, improvvisa, arriva la pioggia. Dura una decina di minuti, sufficienti però per mettere in ammollo tutti i concorrenti. La strada è tutta una curva. A Pietracamela, improvvisamente, s’alza ripida. Sono i nove chilometri che portano a Prati di Tivo, sotto l’elegante roccia del Corno Piccolo, vetta del Gran Sasso. Esce il sole tutti ne approfittano, in attesa del c.o., per stendere sull’asfalto le tute inzuppate d’acqua. Nel frattempo ecco le specialità abruzzesi: salumi golosissimi, assaggi di formaggi, polentina fritta e un paio di bruschette che definire deliziose è riduttivo tanto sono buone.

Dalle parti di Teramo, vicini ormai al traguardo, ecco di nuovo un temporale. Ma a Colli del Tronto, nel bellissimo resort “Il Casale” è ancora il sole a dare il benvenuto alla lunga teoria di moto.

Tosta anche la quarta tappa, da Colli del Tronto a Isernia. A parte un corto tratto in riva all’Adriatico, la strada s’inerpica fra le valli dominate da Maiella e Gran Sasso.

Il primo c.o. di giornata è a Tortoreto, una quindicina di minuti dopo la partenza. Giusto il tempo di rifare colazione… Da Giulianova la strada s’inoltra verso l’interno e sale ai 442 metri di Atri, controllo a timbro. Passando per Penne e Catignano si raggiungono Torre de’ Passeri, secondo c.o. , e successivamente Tocco da Casauria. La strada sale a Roccacasale e Sulmona, la città dei confetti. Da Pettorano sul Gizio l’impennata è decisa: 26 chilometri per arrivare ai 1236 metri di Roccaraso. Superata Castel di Sangro, ecco la pioggia. Fino ad Isernia sarà compagna dei motociclisti.

Tosta la quinta frazione, quasi 380 chilometri, che porta i motociclisti da Isernia a Potenza. Si parte alle 7,30 e mezz’ora dopo il primo controllo è a Gallo Matese, il caratteristico paesino di neanche 900 anime a 875 metri di quota. A ricevere il gruppo c’è il sindaco in persona, Giovanni Palumbo, orgoglioso di accogliere così tanti ospiti. Almena trenta torte attirano gli sguardi golosi dei concorrenti.

“Le hanno impastate le nostre donne, con generosità e sapienza – commenta orgoglioso il primo cittadino – Per noi è un onore far parte della Milano-Taranto”.

Inutile aggiungere che le dolci delizie vengono prese d’assalto mentre gli “assaggiatori” danno al buffet di Gallo Matese voti altissimi. Non a caso lo scorso anno il rinfresco del piccolo paese ricevette il punteggio più elevato di tutti e quest’anno si è piazzato al secondo posto!!!

Sfiorando Miralago e incontrando anche una decina di muli usati per il trasporto del legname, quando mancano pochi minuti a mezzogiorno s’incontra Casalduni, sede di c.o. e di prova speciale. Prima di sfidare il cronometro, però, ecco dell’ottima pasta al pomodoro, con straordinari peperoni ripieni e succulenti melanzane farcite di formaggio. Impossibile resistere!

Casalduni è nota per essere stata teatro di una strage compiuta dal Regio Esercito ai danni della popolazione civile in data 14 agosto 1861. Tale strage si è voluta ricordare con un quadro realizzato dal Maestro Mario Lacitignola e dal quale sono state realizzate 700 cartoline numerate e con annullo speciale.

La strada è lunga e, sia pur di malavoglia, bisogna rimettersi in marcia. Uno di seguito all’altro si passano Pesco Sannita, S. Giorgio Molara e Buonalbergo prima di giungere a Montecalvo Irpino. Altra golosa sosta al c.o. I nomi dei prossimi paesi sono tristemente noti: sono quelli devastati dal terremoto del 1980. Ariano Irpino, Castelfranci, Lioni, S.Angelo dei Lombardi, Teora, Pescopagano. A Muro Lucano c’è l’ultimo c.o. Quando arriva la carovana splende il sole. Nel giro di trenta minuti, però, minacciose nuove nere s’addensano sopra il paese. Annunciato da una serie di tuoni scoppia, violentissimo, il temporale. Neanche il tempo di infilare la tuta antipioggia. Il gruppo è sferzato dall’acqua. Via, allora, verso Potenza. La furia di Giove Pluvio, passata Ruoti, sembra essersi placata, ma alle porte della città è diluvio. Le strade si trasformano in torrenti e rimanere in piedi è esercizio da esperti equilibristi.

Bandierina a scacchi dopo 12 ore di viaggio!

L’ultima frazione è tutta sotto il sole. La prima parte è tosta, la seconda più tranquilla.

Lasciata Potenza, la seconda provincia d’Italia più alta – 819 metri – (la prima è Enna) si va a Pietragalla, sede di c.o.. Lungo la via principale sono schierati tutti i volontari della Protezione civile, eleganti nelle nuove divise del corpo. Superata Cancellara, ecco il secondo controllo a Vaglio Basilicata In piazza Mercato c’è il sindaco Giancarlo Tamburrino. Pronte per la distribuzione ci sono tutte le specialità lucane: dai prosciutti al salame, dai peperoni cruschi ai fiori di zucca ripieni alle mozzarelle dolcissime. Impossibile resistere alle tentazioni della gola. E anche a Vaglio i voti degli assaggiatori sono altissimi; i più alti, tanto da aggiudicarsi il primo posto nella classifica di “Miglior Ristoro Milano-Taranto 2013”!.

Da Tricarico in poi la strada s’addolcisce. Le cicale friniscono con un volume altissimo. Montescaglioso riserva la solita, cordiale, accoglienza. Fresche fette d’anguria e melone placano l’arsura. Il termometro viaggia attorno ai 35°. Ginosa stupisce per le antiche abitazioni che ricordano i Sassi di Matera mentre a Palagiano sosta obbligatoria per il controllo a timbro. La Pro loco propone pastasciutta, frutta, mozzarelle, olive, prosciutto e bibite freschissime. Pochi chilometri più avanti è Martina Franca a solleticare le papille gustative con un rinfresco abbondante e delizioso. Venti chilometri, lungo un paesaggio punteggiato di trulli, ed eccoci a Villa Castelli. Grande festa per Vito Ciracì e Cosimo Vaccarelli, veterani della Milano-Taranto, accolti al ritmo della “pizzica”, e bouquet di fiori per le “signore” in moto. Applausi anche per Nino Castellani, vincitore della classe 75cc nel lontano 1952 con una Laverda ufficiale e a 85 anni compiuti ancora baldanzoso in sella. Sempre di una Laverda. Dopo la consegna dei riconoscimenti via all’ultima abbuffata. C’è di tutto sui lunghi tavoli allineati: peperoni fritti, cipolle gustosissime, friselle, mozzarelle, salumi e un incredibile purea di fave che da sola ripaga di tutte le fatiche sostenute durante la settimana.

Marcello Tortoioli, Direttore di Gara, deve fare la voce grossa per riportare i centauri in sella.

L’ultimo tratto è a manetta, con traguardo finale davanti al palazzo del Governo in viale Virgilio.

A sera cena di gala e premiazioni per tutti. Dopo i saluti, l’arrivederci al prossimo anno.

LE MOTO

Sono le “gloriose” le moto più invidiate e ammirate alla Milano-Taranto. Si tratta dei modelli che hanno partecipato alla gara, sospesa dopo l’edizione del 1956 a causa del gravissimo incidente accaduto alla Mille Miglia in seguito al quale le autorità vietarono tutte le competizioni stradali.

Dalle moto di piccola cilindrata, le “motoleggere”, a quelle di 500 e passa cc, quest’anno si son visti in azione molti modelli tirati a lucido e perfettamente funzionanti nonostante le copiose primavere…

Le più piccole erano le Guzzino di Luciano Albano e Massimo Nocent, primi a prendere il via, seguite dal Capriolo di 75 cc di Ivano Lazzarotto. Gloriose anche la Laverda 100 di Romano Cornale e le Vespa 125 di Mauro Ferro (1957) e Riccardo Piato (1953).

Cesare Merelli se l’è cavata egregiamente con una Iso Gran Turismo del 1956. Molto ammirate la Bartali Sport 160 di Massimiliano Fissore, la Bianchi Tonale di Graziano Dall’Osso e la Guazzoni SV 150 di Marcello Gomboli. Con la Gilera Sport 150 c’erano Roberto Serina e Klaus Herkert. Davide Dal Prà ha condotto al traguardo la Mondial 2 tempi 160 cc del 1952.

Assegnato nalle categoria delle “gloriose” anche Nino Castellani, in virtù del suo lungo palmares corsaiolo, nonostante fosse in gruppo con una Laverda 350 cc del 1978. Numero con l’alloro pure per Cosimo Vaccarelli (MV Agusta) e Vito Ciracì (Guzzi 500 del 1953). Mentre, pur non essendo state inserite tra le gloriose, meritano una citazione anche la BSA BM 33 500cc del 1954 di Giacomo Nocent, la singolare Rudge Ulster 500cc del 1939 del tedesco Roland Madesta, l’Indian Chief 1200cc del 1944 del connazionale Karl Werner, la Gilera Sanremo del 1952 di Fulvio Prandi e la Nimbus di Claudio Cauzzo.

Il “canto” più bello è stato sicuramente quello offerto dalla Gilera Gp replica di Marco Tomassini.

Ammirata per l’eleganza e lo stile di guida la veronese Luciana Xamo, in sella ad una Guzzi Superalce 500 del 1948, con la quale ha fatto poi ritorno a casa in un’unica tirata.

Alla 27^ rievocazione hanno partecipato 212 concorrenti (compresi i passeggeri dei sidecar e degli assaggiatori), in rappresentanza di nove Paesi.

Poco meno di duemila i chilometri complessivi affrontati.

Le classifiche di merito sono state elaborate in base ai tempi fatti registrare nel corso delle “prove speciali” di cinque metri che i concorrenti hanno dovuto completare rispettando il centesimo di secondo e che trovate qui di seguito.

Il più bravo col cronometro s’è rivelato il pugliese Michele Miccoli, autore di un eccezionale “00” con la sua Gilera Saturno Sport del 1948.

Singolare viaggio di nozze, infine, per Alessandra Fantozzi e Giancarlo Laudonia, che hanno fatto parte della carovana con il loro sidecar KMZ K 750 del 1963, festeggiatissimi da tutti i concorrenti.

Testo di: Roberto Cristiano Baggio

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CLASSIFICHE FINALI

Classifica categoria Storica Classifica categoria Sport

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